Benvenuto ospite






RACCONTI

indietro
Contatto stimolante

Un contatto anonimo e casuale come decine di altri su una chat erotica.

Ma è anche un contatto dell’unico tipo realmente stimolante; quando in due ci si sorprende a pensare “oddio, ma che sto scrivendo...”.

Sesso a parole che eccita come sesso orale e si attacca come resina profumata che nessuna doccia ti leva di dosso. Ma cosa c’è di tanto eccitante nello scrivere che lei ha un bel culo da sbaciucchiare e lui una cappellona morbida come una morositas? E’ che da lì passa il confine invisibile tra realtà e fantasia.

Quando sai che tutto è fantasia ti lasci andare così tanto che finisci che ti confondi e vorresti che fosse reale.

Godi come se fosse reale, ma sai che è finto.

E fingi che tanto non è reale.

Però, godi davvero.

E ti chiedi: OK, in quale cazzo di mondo mi trovo? E come faccio a rientrare nella realtà? E dov’è davvero la realtà? Poi alla fine lui perde il controllo e lascia un numero.

E lei, novella sciagurata monaca di monza, metabolizza per giorni e alla fine chiama. Città terza, un po’ turistica e un po’ affari.

Stesso hotel, due stanze diverse.

Cena programmata come una caccia al tesoro.

Incontro nella hall; ma orario flessibile e solo i pochi riferimenti di foto tagliate e sfocate da photoshop per individuare l’altro.

Ma come animali selvatici—ma cos’altro siamo in fondo?—l’odore vince.

Lo stomaco che si contrae come se fosse un bluetooth quando lei si rivela e lui, si—lui è quello lì.

Cena che non è la cena romantica che forse ti stai immaginando.

Cena che non è la cena da allocco-che-vuole-accalappiare che forse ti stai immaginando.

Cena che non è la cena di pesce-e-vino-del-single-conquistador che tenta di allentare le ganasce dei mulini ai vento.

Dopocena che non è l’assalto a forte apache che speri qualcuno scateni per te.

Dopocena che non è un film di due palle sull’amore.

Dopocena che è come la cena: pragmatico, morbido, languido.

Dopocena che è l’implementazione dell’unica regola di vita universale: se vuoi sapere cosa c’è, vai fino in fondo.

“Passa da me-dice lei-quando te lo dice WhatsApp.” E WhatsApp non si fa pregare. Sai come funziona nel tennis? Il maestro mette alcune palle sulla racchetta e ti lascia andare a fondo campo a cominciare.

Così lei ti mette davanti due tette come palle da tennis e ti lascia intendere che sta per cominciare ad andare in fondo.

Proprio nello stesso fondo in cui tu ti sei già perso. Si accuccia e il suo culo si apre e si offre ai baci.

Lunghi, penetranti, saporiti.

Intorno al centro e nelle profondità del centro.

Una lunga passeggiata dentro, più dentro, ancora di più, con la lingua fino in fondo al viale.

E poi indietro per un’altra vasca.

La lingua è come un viandante sotto la pioggia: cerca un posto per nascondersi e un buco dove entrare.

Lecca intorno assaggiando il territorio circostante che sa di terra bagnata di pioggia e odora di mondo reale e di femmina.

La lingua trova una nuova strada a due baci dal centro.

Una strada accogliente come quando piove e trovi il portone di casa solo accostato.

Entri con il sorriso che gronda.

Ai primi colpi il sapore cambia ed è come affondare la lingua in una laguna tropicale.

Mmm, buono come un dolce col cuore caldo di cioccolata.

Labbra su labbra, le mie sulle sue.

E c’è una leggera risacca da tramonto d’estate che ti spinge a fare il bagno sempre più al largo nuotando a ritmo fino alla boa appena fuori dalle piccole labbra.

Quel puntino piccolo e lontano da riva si ingrossa ad ogni bracciata ma le onde di piacere lo spostano di quel tanto che basta a tenere la lingua ancora un po’ a galla.

Altra bracciata e altra ondata.

Ma poi la lingua arriva alla piccola boa persa nella laguna.

Per scoprire che la boa in fondo scherzava—non si sarebbe mai mossa di lì.

Non aspettava altro che la lingua.

Nella notte del piacere stellata da brividi e carezze una luce intermittente taglia all’improvviso la mente di lei.

Come un faro.

Un faro alto, forte, rassicurante e minaccioso, di selvaggia bellezza, a picco sul mare.

Come una barca alla deriva, lei si muove verso il faro guidata da un alfabeto morse di odori e languori primordiali.

Si afferra al faro e comincia a risalire in alto fino alla stanza di comando.

E lei ci poggia la lingua e comincia a comunicare con il maschio che ha davanti.

La lingua disegna i confini del cazzo e corre su e giù finchè si fa notte.

E la notte della sua bocca avvolge il faro fino a nascondere la luce intermittente.

Ora lei ha il controllo di tutto.

Lei ha il mio cazzo in bocca e succhia.

Finalmente.

Sì, mi sta facendo un pompino.

Dalla cima del faro lei guarda giù e scopre un nuovo abisso.

La lingua prosegue e si cala in un tunnel inseguita dalle dita.

Lei ha il controllo di tutto.

Lei trova il culo e lo lecca.

Lei affonda la lingua e mi allaga di saliva.

Infila il dito e scava nel piacere.

Lei sta ancora cercando l’essenza del maschio e si sta arrampicando a mani nude verso un’altra uscita.

In alto. Le sue mani si arrampicano sul cazzo.

E scivolano giù.

Ma non demordono; anzi mordono.

E risalgono e riscivolano.

E come se stesse scavando un tunnel nella sabbia; le mani si muovono veloci spingendo in direzioni opposte.

Lei ha il controllo di tutto.

Lei mi spinge il dito mentre tenta di arrampicarsi sul cazzo.

Poi all’improvviso il contatto.

La sua bocca è pronta e il faro ha inviato il messaggio.

E io vengo. Ora lei ha davvero il controllo di tutto.

Lei ce l’ha fatta.

Lei ha le labbra piene di sborra.

Lei sente il sapore del maschio e si rilassa come su un’amaca tropicale.

Rivoli sulle guance.

Rivoli sulle tette.

Rivoli sulla pancia.

Rivoli di pensieri: il cazzo, quel cazzo.

Sì, il mio cazzo.

Rivoli di sensazioni: la lingua, quella lingua, a torturarle la fica, ad adorarle il culo.

Placche di realtà: un pompino, fatto da lei, il suo culo da leccare, la sua fica magmatica e magnetica.

La tettonica del piacere. Le mie labbra sulle sue labbra a rubare gocce di piacere con la lingua.

E la mia lingua, come una formichina giudiziosa, inizia un infinito viaggio verso dove tutto è cominciato: il suo culo.

La lingua entra dentro, sempre più dentro, depositando ogni anima di piacere.

Ogni goccia di sborra.

E chiudendo il cerchio.

Ora io ho il controllo di tutto.


ATTENZIONE
Per visualizzare il racconto è necessario effettuare il Log In